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L'ora della poesia



Tu sei il mio compagno
disperato e perduto 
Tu sei il porto
ultimo rifugio
alle tempeste attraversate
Anima vagabonda
su mari senza orizzonti
dimentica di ieri
Veleggio riparata da insenature
su oceani di pensiero
ti riprendo e ti abbandono 
dissacrante speranza
ultimo tragurado dela vita
distante nel tempo. 



Come una rondine
il contadino
finito l'autunno
aspetta fiducioso
il ritorno della primavera.
Io non avrò più primavere
è giunta l'ultima stagione 
I fiocchi di neve che si posano
a ricordare le chiome
un tempo dorate
le poche ore di sole
che illuminano brevemente i ricordi
sempre più rarefatti
i passi affrettati
per rientrare prima del buio
E la notte
Lunga e gelida
che mi aspetta
al confine del nulla.



Scompigliami i capelli
così come hai fatto con l'anima
poi accarezzami prima dell'abbandono
voglio le tue mani scorrermi sulla pelle
stringimi
portami dal cielo all'abisso
rendi naufraga
annaspare
cercami
trovami
riabbondami
nel moto perpetuo
dell'orgasmo primordiale
 

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